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Ricordo bene quella giornata di luglio quando sono entrata per la prima volta all'interno dell'antico chiostro dei Serviti, sede del Museo d'Arte Mendrisio. Mi ha accolto un'atmosfera di pace che mi ha indotta a fermarmi per ascoltare la bellezza del suo silenzio. Sono sicura che mio padre avrebbe provato la stessa emozione.

 

Amava la tranquillità della campagna modicana, dove aveva deciso di ritirarsi, ancora giovane, fuggendo da un mondo cui non sentiva più di appartenere. Famosa era la sua parsimonia nell'uso delle parole; nell'azzurro infinito del mare esprimeva tutto ciò che era stato taciuto. La sua pittura era scandita da silenziose attese, necessarie affinché la lenta e ampia pennellata orizzontale si asciugasse prima di un nuovo passaggio di colore.

 

La determinazione nel esternare solo l'indispensabile l'ha fatto sentire più vicino ai poeti e scrittori. Li accomunava lo stesso unico desiderio: narrare l'essenziale, scavando ogni singola parola o ombra di colore. Leonardo Sciascia scriveva: "La continua sottrazione guccioniana si arresterà solo al cospetto del silenzio."

 

In un'epoca assordata e assordante, c'è sempre più bisogno di luoghi, dove poter ascoltare la bellezza, non solo ammirarla. Sono veramente felice che la prima mostra dedicata a mio padre dopo la sua scomparsa, avvenga in questo splendido museo che mi ha permesso di ripercorrere il suo silenzioso viaggio dentro l'infinità del mare.

 

Paola Guccione

Presidente Archivio Piero Guccione